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Numerazione delle fatture: le regole, le serie e come rimediare agli errori

Progressivo univoco, azzeramento annuale facoltativo, il controllo 00404 dello SdI e la scala vera delle sanzioni — con le fonti primarie, non per sentito dire

Redazione TurboFattura·Aggiornato al 28 agosto 2026·13 min di lettura

La regola è una sola: un numero che identifichi la fattura in modo univoco

Tutto l’edificio della numerazione poggia su una riga di legge. L’art. 21, comma 2, lettera b) del DPR 633/1972 chiede che la fattura contenga un «numero progressivo che la identifichi in modo univoco». Punto. Dal 1° gennaio 2013 (L. 228/2012) è sparito ogni riferimento all’anno solare: non esiste più l’obbligo di ripartire da 1 ogni gennaio, anche se resta la scelta più diffusa.

Cosa significhi «univoco» lo ha chiarito l’Agenzia delle Entrate con la risoluzione n. 1/E del 10 gennaio 2013, che resta oggi il documento di riferimento: è ammessa «qualsiasi tipologia di numerazione progressiva che garantisca l’identificazione univoca della fattura», se serve anche grazie alla data, che è comunque un elemento obbligatorio del documento. La radice è europea: la direttiva 2006/112/CE (art. 226, n. 2) parla di «numero sequenziale, con una o più serie» — ed è da quel «una o più serie» che nascono i sezionali di cui parliamo più avanti.

Due parole non negoziabili, quindi: progressivo (i numeri avanzano, non tornano indietro) e univoco (mai due fatture con lo stesso identificativo). Tutto il resto — formato, prefissi, azzeramento annuale, serie multiple — è una scelta tua.

La norma sta traslocando. Il DPR 633/1972 sarà abrogato dal 1° gennaio 2027 dal nuovo Testo Unico IVA (D.Lgs. 19 gennaio 2026, n. 10), che ne trasfonde la disciplina. Fino al 31 dicembre 2026 l’art. 21 resta pienamente in vigore; aggiorneremo i riferimenti quando il Testo Unico sarà efficace.

Le strade ammesse (e da che numero partire)

La risoluzione 1/E/2013 mette nero su bianco gli schemi validi, con esempi testuali. In pratica le strade sono tre:

SchemaEsempioCome garantisce l’univocità
Continua pluriennale1, 2, 3… 347, 348 (senza mai azzerare)Il numero da solo: prosegue «ininterrottamente per tutti gli anni solari di attività», fino alla cessazione
Per anno solare1/2026, 2/2026 (o 2026/1, 2026/2)… poi 1/2027Numero + anno nel numero stesso: azzeri ogni gennaio senza ambiguità
Per anno, solo progressivo1, 2, 3… e a gennaio di nuovo 1Numero + data della fattura (elemento obbligatorio): ammesso dalla 1/E perché «più agevole» per chi già lo usava

Qual è la migliore? Per chi fattura in elettronica conviene l’anno dentro il numero (1/2026 o FT-2026/001): non confondi mai gli anni quando cerchi un documento, e nei casi di confine — la differita del 31 dicembre trasmessa a gennaio — il numero dichiara da solo a quale serie appartiene. C’è anche un vantaggio tecnico: il progressivo nudo azzerato ogni anno affida l’univocità tra un anno e l’altro alla sola data, e un documento datato nell’anno sbagliato può risvegliare un numero già usato (lo scarto 00404 che vedremo); un numero che porta con sé l’anno non si ripete mai, e quel duplicato diventa impossibile.

Da che numero partire? Se apri la partita IVA oggi, la via sicura è partire da 1: partire più in alto (per esempio da 100) crea un vuoto iniziale che prima o poi qualcuno ti chiederà di giustificare. Se invece arrivi da un altro gestionale a metà anno vale lo stesso principio di continuità che la risoluzione 1/E ha ammesso per il passaggio al 2013 (ripartire dal successivo all’ultima fattura del 2012): riparti dal numero successivo all’ultimo emesso col vecchio sistema, nella stessa serie.

Un limite alla fantasia però esiste, e l’ha fissato l’Agenzia con la risposta a interpello n. 505/2020: bocciata una numerazione costruita su codici esadecimali legati alla data di emissione, perché «inidonea al rispetto della sequenzialità» e perché i salti che generava avrebbero potuto impedire agli organi di controllo il riscontro tra fatture e registri IVA. Tradotto: il formato lo scegli tu, ma la sequenza deve restare leggibile e verificabile sui registri.

Cosa controlla davvero lo SdI: lo scarto 00404

Qui le guide in circolazione di solito si fermano alla norma. Ma dal 2019 la numerazione ha un arbitro automatico: il Sistema di Interscambio. Vale la pena sapere esattamente cosa guarda — e cosa no.

Il controllo di unicità è il codice di scarto 00404 «Fattura duplicata» (00409 se il duplicato è dentro lo stesso lotto di file). La chiave del controllo, dall’elenco ufficiale dei controlli SdI, è fatta di tre elementi: identificativo IVA di chi emette + numero fattura + anno della data fattura. Nota cosa non c’è: il cliente. Se emetti la fattura n. 12/2026 a un cliente e poi un’altra n. 12/2026 a un cliente diverso, la seconda viene scartata lo stesso.

Le eccezioni previste dalle specifiche sono due:

EccezioneCosa permette
Nota di credito (TD04)Possono convivere due documenti con stesso emittente, stesso anno e stesso numero «solo qualora uno dei due sia di tipo TD04» — è il motivo per cui in tanti numerano le note di credito in una serie propria senza problemi
Elemento «Art73»Per chi è autorizzato ex art. 73 DPR 633/72 a più serie con gli stessi numeri, il controllo considera la data completa e non solo l’anno

Altrettanto importante è cosa lo SdI non controlla: nell’elenco dei controlli non risulta alcuna verifica sulla progressività (puoi inviare la n. 50 prima della n. 49 senza scarti) né sull’ordine tra numero e data. La progressività resta un obbligo sostanziale dell’art. 21, presidiato dai controlli fiscali sui registri — non un semaforo automatico. Se una fattura ti viene scartata per altri motivi, la lista completa è nella nostra guida ai codici di errore SdI.

Sezionali e serie multiple: cosa sono e quando convengono

Un sezionale è una serie di numerazione separata, identificata da un prefisso o suffisso nel numero (FT-2026/001, NC-2026/001, 1/A, 1/B…), ciascuna con la propria progressione. La copertura normativa è la stessa «una o più serie» della direttiva IVA; il vincolo è l’art. 23 del DPR 633/72, che vuole le fatture annotate sul registro «nell’ordine della loro numerazione»: chi usa più serie tiene l’ordine dentro ciascuna serie, tipicamente con registri (o blocchi di annotazione) sezionali.

Prima chiarezza: non sono obbligatori. La FAQ n. 33 dell’Agenzia delle Entrate (27 novembre 2018) lo dice esplicitamente: nessun obbligo di registri sezionali per la fattura elettronica, e perfino cartacee ed elettroniche possono condividere un’unica serie (la n. 1 cartacea seguita dalla n. 2 elettronica è legittima).

Quando convengono, allora? Quando dentro un’unica serie convivrebbero flussi che vuoi tenere distinti:

  1. 1
    Note di credito

    La serie NC separata è la scelta più comune in assoluto: le specifiche SdI la assecondano con l’eccezione TD04 vista sopra. L’alternativa — note di credito nella stessa progressione delle fatture — è altrettanto lecita, e tipica di chi arriva da certi gestionali. Come funzionano le trovi nella guida alle note di credito.

  2. 2
    Autofatture e integrazioni (TD16–TD19)

    La Guida dell’Agenzia alla compilazione (v. 1.10, aprile 2025) definisce «consigliabile adoperare una numerazione progressiva ad hoc» per questi documenti: una raccomandazione, non un obbligo. Tiene i documenti che emetti verso te stesso fuori dalla serie delle vendite — il tema è approfondito nella guida all’autofattura.

  3. 3
    Flussi davvero diversi

    Punti vendita distinti, e-commerce e negozio fisico, fatture verso la PA: separare le serie rende i registri leggibili e i controlli interni più semplici. Ma è una scelta organizzativa: se i volumi sono piccoli, una serie unica è più difficile da sbagliare.

La regola d’oro delle serie: ogni serie vive per conto suo — progressione propria, coerenza propria. Il numero però non cambia la natura del documento: una nota di credito resta TD04 anche se la numeri nella serie delle fatture.

Data e numero: immediata, differita e il cavallo d’anno

Numero e data viaggiano insieme ma rispondono a regole diverse, e il punto dove si incrociano genera metà dei dubbi di fine anno.

Fattura immediata: il campo Data è «sempre e comunque la data di effettuazione dell’operazione» (circolare 14/E/2019), anche se il file parte verso lo SdI nei giorni successivi — entro 12 giorni, art. 21 comma 4. Fattura differita: per le cessioni documentate da DDT nello stesso mese puoi emettere un’unica fattura entro il 15 del mese successivo, con la data dell’ultima operazione. L’esempio della circolare: consegne del 2, 10 e 28 settembre, fattura datata 28 settembre e trasmessa tra il 1° e il 15 ottobre.

Conseguenza onesta, che nessuna norma vieta: dentro la serie la data può tornare indietro. La differita di settembre emessa il 10 ottobre prende un numero successivo alle immediate dei primi di ottobre, con data anteriore. Dall’elenco dei controlli SdI non risulta alcun blocco su questo — conta la progressione dei numeri, non l’allineamento col calendario.

Il cavallo d’anno. E la differita di dicembre, emessa a gennaio? Nessun documento di prassi affronta espressamente il caso, ma la lettura coerente delle regole è che la fattura appartenga all’anno della sua data: una differita datata 31 dicembre 2026 va nella numerazione del 2026 — il numero successivo all’ultimo emesso in quell’anno — anche se la trasmetti il 10 gennaio 2027, e va annotata con riferimento a dicembre come chiede l’art. 23. Coerente anche lato SdI: nel controllo 00404 l’anno è quello della data fattura, non del giorno di invio.

Le regole valgono per tutti, forfettari compresi: dal 1° gennaio 2024 l’obbligo di fattura elettronica è esteso in via generalizzata anche ai regimi agevolati (DL 36/2022, art. 18), e la numerazione delle fatture elettroniche segue esattamente le regole viste fin qui, senza alcuna deroga. Se stai emettendo le tue prime fatture, parti dalla guida alla prima fattura elettronica.

Errori e rimedi: salti, scarti, duplicati, numero sbagliato

Prima la notizia buona: la maggior parte degli errori di numerazione si sistema, e quasi mai costa cara. Ma «non è sanzionabile» detto secco, come si legge in giro, è vero solo nel caso migliore. La scala reale, dopo la riforma delle sanzioni (D.Lgs. 87/2024, violazioni dal 1° settembre 2024), ha tre gradini:

GravitàQuandoSanzione
Meramente formaleNessun pregiudizio ai controlli, nessun effetto su imponibile, imposta o versamenti (es. un singolo salto di numero)Non punibile (art. 6, c. 5-bis, D.Lgs. 472/97)
FormaleLa violazione c’è ma «non ha inciso sulla corretta liquidazione del tributo»Da 250 a 2.000 € (art. 6, c. 1, D.Lgs. 471/97)
SostanzialeLa numerazione irregolare accompagna operazioni non documentate o non registrate70% dell’imposta (minimo 300 €); 5% dei corrispettivi per operazioni non imponibili/esenti

Con il ravvedimento operoso le sanzioni si riducono a 1/9 del minimo entro 90 giorni, a 1/8 entro il termine della dichiarazione relativa all’anno della violazione, a 1/7 oltre (art. 13, D.Lgs. 472/97). E i casi concreti?

  1. 1
    Ho saltato un numero

    Un buco isolato, con tutte le operazioni regolarmente fatturate e registrate, è il caso da manuale della violazione al più formale: spesso meramente formale, quindi non punibile; nella peggiore delle ipotesi la sanzione fissa. Attenzione però ai salti sistematici: la risposta 505/2020 li censura proprio perché rendono i registri non riscontrabili. Un buco ogni tanto si spiega; una numerazione piena di voragini no.

  2. 2
    La fattura è stata scartata dallo SdI

    Una fattura scartata «si considera non emessa» (provvedimento AdE 89757/2018): quel numero, fiscalmente, non è mai esistito. La circolare 13/E/2018 indica la via preferibile: correggi e ritrasmetti entro 5 giorni dalla notifica di scarto, con lo stesso numero e la stessa data. Se non è possibile, puoi emettere con un nuovo numero collegato alla scartata, oppure con una serie dedicata al recupero (1/R, 2/R…) su un registro sezionale.

  3. 3
    Ho emesso due fatture con lo stesso numero

    In elettronica è quasi impossibile arrivarci: la seconda viene bloccata a monte con lo scarto 00404. Il duplicato vero può nascere solo fuori dal perimetro del controllo — per esempio su una fattura cartacea, nei casi in cui è ancora ammessa. Lì la violazione dell’univocità segue la scala di sanzioni qui sopra.

  4. 4
    Il numero è sbagliato, ma la fattura è stata accettata

    Se il numero è comunque univoco (hai scritto 15 invece di 14, e nessun’altra fattura porta il 15), il documento resta valido e l’irregolarità è al più formale: spesso conviene lasciarlo così e riprendere la sequenza dal numero successivo — il 14 resta un salto isolato, come al caso 1. Se invece il documento va proprio rifatto, la strada passa di norma da una nota di credito che lo storna, seguita dalla riemissione: concorda col commercialista il da farsi, perché dipende da cosa c’è già nei registri e da quanto tempo è passato dall’operazione.

Come gestisce la numerazione TurboFattura

Le regole dove si sbaglia davvero — progressività, univocità, il riuso dei numeri delle scartate — in TurboFattura sono il comportamento di serie, non una checklist da ricordare.

  1. 1
    Il numero lo assegna il sistema

    Formato FT-2026/003, con l’anno dentro il numero e progressivo per anno: lo schema che non collide mai tra anni diversi. Il campo è compilato in automatico sul primo numero libero della serie; le note di credito hanno la loro serie NC — oppure, se arrivi da un gestionale a numerazione unica, puoi scegliere di farle proseguire insieme alle fatture.

  2. 2
    Gli scarti non lasciano buchi

    Se lo SdI scarta una fattura, quel numero — mai usato fiscalmente — torna disponibile e viene riproposto alla prossima emissione: il buco si richiude da solo, senza spiegazioni da dare al commercialista.

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    Niente duplicati, niente sorprese

    Le emissioni generate dentro TurboFattura non possono produrre duplicati: ogni invio passa da un controllo di unicità serializzato, anche con due schede aperte insieme. E le fatture che ricevi non toccano mai la tua serie: se un fornitore ti manda la sua n. 27, la tua n. 27 resta al suo posto.

  4. 4
    Migrare è un campo solo

    Arrivi da un altro software? Imposti il «prossimo numero» per serie e anno e la numerazione continua da dove l’avevi lasciata. Se importi lo storico, il punto di ripartenza viene calcolato da solo dai numeri importati — mai al ribasso — e i documenti importati conservano il loro numero originale, byte per byte — nell’XML, in anteprima e nel PDF. Solo in elenco i numeri «nudi» come 12 compaiono nel formato canonico (FT-2026/012), così il 12 del 2025 e il 12 del 2026 non si confondono mai.

Domande frequenti

Si possono saltare numeri di fattura?

Un salto isolato, con tutte le operazioni regolarmente fatturate, è una violazione al più formale: non punibile se non ostacola i controlli, altrimenti sanzione fissa da 250 a 2.000 euro. Diverso il caso di salti sistematici che rendono i registri non riscontrabili: l’Agenzia li ha censurati nella risposta a interpello 505/2020.

Devo ricominciare da 1 ogni anno?

No: dal 2013 l’azzeramento annuale non è più obbligatorio. Puoi proseguire ininterrottamente per tutta la vita della partita IVA (risoluzione 1/E/2013) oppure azzerare ogni gennaio: entrambe le strade sono ammesse. Chi azzera fa bene a portare l’anno dentro il numero (1/2026), così l’univocità è garantita dal numero stesso.

Posso usare solo il numero, senza l’anno (es. «7» invece di «7/2026»)?

Sì. Se la numerazione è continua negli anni il numero basta da solo; se azzeri ogni anno, l’univocità è comunque garantita dalla data della fattura, come ammette la risoluzione 1/E/2013. Ricorda però che il controllo anti-duplicati dello SdI ragiona per anno della data fattura: il secondo «7» nello stesso anno viene scartato, due «7» in anni diversi convivono.

Il numero di una fattura scartata dallo SdI si può riusare?

Sì: la fattura scartata «si considera non emessa», quindi quel numero è fiscalmente libero. Anzi, la circolare 13/E/2018 indica come via preferibile la ritrasmissione entro 5 giorni dalla notifica di scarto, con lo stesso numero e la stessa data del documento originario.

Cosa succede se invio due fatture con lo stesso numero nello stesso anno?

La seconda viene scartata dallo SdI con il codice 00404 «Fattura duplicata». Il controllo incrocia partita IVA dell’emittente, numero e anno della data fattura — il cliente non conta: stesso numero verso clienti diversi è comunque uno scarto. Fanno eccezione le note di credito TD04 e chi opera con l’elemento Art73.

Serve una numerazione separata per le autofatture?

Non è obbligatoria, ma la Guida dell’Agenzia delle Entrate alla compilazione la definisce «consigliabile» per integrazioni e autofatture TD16–TD19: una serie ad hoc tiene i documenti emessi verso te stesso fuori dalla progressione delle vendite e rende i registri più leggibili.

Cambio software a metà anno: da che numero riparto?

Dal numero successivo all’ultimo emesso col vecchio gestionale, nella stessa serie — per analogia col principio di continuità che la risoluzione 1/E ha ammesso nel passaggio al 2013. In TurboFattura basta impostare il «prossimo numero» per serie e anno — e se importi lo storico, il punto di ripartenza viene calcolato in automatico dai numeri importati.

Fonti

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