Regimi fiscali
Regime forfettario 2026: requisiti, soglie, esclusioni e novità
La soglia dei ricavi resta a 85.000 euro, ma la Legge di Bilancio 2026 alza a 35.000 euro il limite dei redditi da lavoro dipendente. Ecco tutti i requisiti aggiornati e le cause di esclusione.
Requisiti di accesso al forfettario nel 2026
Se cerchi un quadro chiaro su regime forfettario 2026, requisiti e novità, parti da qui: il forfettario resta il regime naturale per chi apre o gestisce una piccola partita IVA, con imposta sostitutiva al 5% o al 15% e adempimenti ridotti. Per applicarlo nel 2026 devi rispettare, con riferimento all’anno precedente (quindi al 2025), tre condizioni principali.
- Ricavi o compensi fino a 85.000 euro. Conta l’incassato dell’anno precedente, ragguagliato ad anno se l’attività è iniziata in corso d’anno. La soglia è invariata rispetto agli anni scorsi.
- Spese per lavoro dipendente e collaboratori fino a 20.000 euro lordi. Includono dipendenti, collaboratori, utili agli associati in partecipazione e compensi ai familiari.
- Redditi da lavoro dipendente o assimilati fino a 35.000 euro. È il requisito toccato dalla Legge di Bilancio 2026 (L. 199/2025): il limite ordinario di 30.000 euro è stato portato a 35.000 anche per il 2026, come misura transitoria. Il vincolo non si applica se il rapporto di lavoro è cessato.
Attenzione a non confondere la soglia di accesso con quella di uscita immediata: se durante l’anno superi i 100.000 euro di ricavi, esci dal forfettario nello stesso momento e devi applicare l’IVA a partire dall’operazione che fa scattare lo sforamento. Se invece chiudi l’anno tra 85.001 e 100.000 euro, resti forfettario fino al 31 dicembre ed esci dal regime dall’anno successivo.
Le novità 2026: cosa cambia davvero
La novità sostanziale per i forfettari è una sola, ma pesa: la proroga del limite di 35.000 euro per i redditi da lavoro dipendente e assimilati, disposta dalla L. 199/2025 (Bilancio 2026). Fino al 2024 il limite era fermo a 30.000 euro: la soglia più alta permette a molti lavoratori dipendenti part-time, o con stipendi medi, di aprire o mantenere una partita IVA forfettaria come seconda attività. Il requisito si verifica sempre sull’anno precedente: per stare nel forfettario nel 2026 contano i redditi da dipendente percepiti nel 2025.
Vale anche la pena sgombrare il campo da un equivoco che circola ancora online: la fattura elettronica per i forfettari non è una novità del 2026. L’obbligo generalizzato è scattato il 1° gennaio 2024 per tutti, forfettari inclusi (L. 197/2022). Se sei forfettario, emetti fatture elettroniche via SdI da tempo: nel 2026 cambia semmai il tracciato tecnico, con le specifiche 1.9.1 obbligatorie dal 15 maggio 2026, un aggiornamento che riguarda il software, non i tuoi adempimenti quotidiani.
Da sapere: il limite di 35.000 euro è una misura transitoria, non strutturale. Se pianifichi il 2027, tieni d’occhio la prossima Legge di Bilancio prima di dare per scontata la conferma. Il nuovo TUIR (D.Lgs. 117/2026), che si applica dal 2027, all’art. 233 indica per questo limite 30.000 euro, e al 25 settembre 2026 nessuna norma proroga i 35.000 euro al 2027. Con i nuovi testi unici cambiano anche i riferimenti normativi da citare in fattura: li trovi nell’approfondimento sulla dicitura in fattura dal 2027.
Cause di esclusione: chi non può usare il forfettario
Rispettare le soglie non basta: la legge (art. 1, comma 57, L. 190/2014) elenca una serie di cause di esclusione che valgono anche se i ricavi sono sotto gli 85.000 euro. Non puoi applicare il forfettario se:
- ti avvali di regimi speciali IVA o di regimi forfettari di determinazione del reddito (per esempio agricoltura in regime speciale, editoria, vendita di sali e tabacchi);
- sei non residente in Italia, salvo che tu risieda in un Paese UE o SEE e produca in Italia almeno il 75% del tuo reddito complessivo;
- effettui in via esclusiva o prevalente cessioni di fabbricati, terreni edificabili o mezzi di trasporto nuovi;
- partecipi contemporaneamente a società di persone, associazioni professionali o imprese familiari, oppure controlli direttamente o indirettamente una SRL che esercita un’attività riconducibile alla tua;
- fatturi prevalentemente verso il tuo datore di lavoro attuale o verso chi lo è stato nei due anni precedenti (la regola anti “finte partite IVA”);
- nell’anno precedente hai percepito redditi da lavoro dipendente o assimilati oltre 35.000 euro e il rapporto è ancora in corso.
Le cause di esclusione vanno verificate anno per anno: se una di queste condizioni si concretizza, esci dal regime dall’anno successivo (o da subito, nel caso dello sforamento oltre 100.000 euro visto sopra). Prima di aprire la partita IVA o di confermare il regime in dichiarazione, vale la pena fare il punto con il tuo commercialista.
L’imposta sostitutiva, in breve
Il cuore del forfettario è l’imposta sostitutiva: un’unica imposta che sostituisce IRPEF, addizionali regionali e comunali e IRAP. Le aliquote sono due:
- 5% per il periodo d’imposta in cui l’attività è iniziata e per i quattro successivi, se si tratta di una vera nuova attività (tre condizioni di legge) e, per l’Agenzia, se applichi il forfettario fin dal primo anno: chi ha diritto al 5% e per quanti anni;
- 15% in tutti gli altri casi e dal sesto periodo d’imposta in poi.
Come si arriva dagli incassi all’imposta, con il coefficiente e i contributi da dedurre, lo spiega la guida ai coefficienti con quattro esempi, dal coefficiente a quanto paghi.
Coefficienti di redditività per categoria ATECO
Il coefficiente di redditività stabilisce quanta parte dei tuoi ricavi diventa reddito imponibile. Dipende dal gruppo di settore del tuo codice ATECO: più il coefficiente è alto, più il regime presuppone costi bassi. Ecco i nove gruppi.
| Gruppo di settore | Coefficiente |
|---|---|
| Industrie alimentari e delle bevande | 40% |
| Commercio all’ingrosso e al dettaglio | 40% |
| Commercio ambulante di prodotti alimentari e bevande | 40% |
| Servizi di alloggio e ristorazione | 40% |
| Commercio ambulante di altri prodotti | 54% |
| Intermediari del commercio | 62% |
| Attività professionali, scientifiche, tecniche, sanitarie, di istruzione, servizi finanziari e assicurativi | 78% |
| Costruzioni e attività immobiliari | 86% |
| Altre attività economiche | 67% |
Il coefficiente spiega perché due forfettari con gli stessi incassi possono pagare imposte molto diverse: un commerciante al dettaglio con 50.000 euro di ricavi ha un imponibile lordo di 20.000 euro, un professionista con gli stessi incassi arriva a 39.000 euro. Se svolgi più attività con coefficienti diversi, applichi ciascun coefficiente ai ricavi della rispettiva attività. Il gruppo del tuo codice, anche se dal 2025 si usa la classificazione ATECO 2025, lo trovi nella tabella dei coefficienti per codice ATECO: il coefficiente si legge ancora sul codice ATECO 2007.
Ricorda infine che gli iscritti alla Gestione Separata INPS possono addebitare in fattura la rivalsa del 4%: è facoltativa, concorre ai ricavi e va indicata come voce separata in fattura.
Come si riflette tutto questo in fattura
Requisiti e aliquote sono la teoria; la pratica quotidiana è la fattura elettronica. Le fatture di un forfettario viaggiano via SdI come tutte le altre, con tre caratteristiche fisse: regime fiscale RF19, natura IVA N2.2 (operazione non soggetta) al posto dell’aliquota, e la dicitura di non applicazione dell’IVA ai sensi della L. 190/2014. Sulle fatture di importo superiore a 77,47 euro va poi assolta l’imposta di bollo da 2 euro: trovi scadenze e regole nella guida al bollo virtuale.
Con TurboFattura non devi ricordare nulla di tutto questo a memoria: impostato il regime forfettario, il software applica RF19 e N2.2, scrive nel riepilogo IVA del file XML il riferimento normativo alla L. 190/2014, calcola il bollo virtuale in automatico e assegna la numerazione progressiva. Prima dell’invio, la checklist pre-invio segnala eventuali incongruenze e il pulsante Invia al SDI trasmette la fattura, con esiti in tempo reale e notifica quando arriva la ricevuta. Le fatture restano poi in archiviazione cloud per 10 anni (conservazione a norma in arrivo; l’obbligo di conservazione oggi si può assolvere per esempio con il servizio gratuito dell’Agenzia delle Entrate).
Se vuoi vedere il flusso completo di emissione passo per passo, la guida su come fatturare in regime forfettario copre la parte operativa, mentre se stai partendo da zero c’è la guida alla prima fattura elettronica. E se arrivi da un altro gestionale, puoi portare con te lo storico dalla sezione Impostazioni → Importa Dati, con deduplicazione automatica dei documenti.
Domande frequenti
Cosa succede se supero 85.000 euro di ricavi nel 2026?
Dipende da quanto li superi. Se chiudi l’anno tra 85.001 e 100.000 euro, resti forfettario fino al 31 dicembre 2026 ed esci dal regime dal 2027. Se invece superi i 100.000 euro in corso d’anno, l’uscita è immediata: devi applicare l’IVA a partire dall’operazione che determina lo sforamento.
Il limite di 35.000 euro di redditi da lavoro dipendente vale anche nel 2026?
Sì. La Legge di Bilancio 2026 (L. 199/2025) ha prorogato la soglia di 35.000 euro come misura transitoria; il limite ordinario resterebbe 30.000 euro. Il requisito si verifica sui redditi da lavoro dipendente e assimilati percepiti nell’anno precedente, quindi per il 2026 contano quelli del 2025. Il vincolo non opera se il rapporto di lavoro è cessato.
I forfettari devono emettere fattura elettronica nel 2026?
Sì, ma non è una novità del 2026: l’obbligo generalizzato di fattura elettronica è in vigore dal 1° gennaio 2024 per tutti i forfettari (L. 197/2022). Le fatture si emettono con regime RF19 e natura N2.2, senza IVA esposta. Trovi il flusso operativo completo nella guida alla fatturazione in regime forfettario.
Devo pagare il bollo sulle fatture da forfettario?
Sì, se la fattura supera 77,47 euro: l’imposta di bollo è di 2 euro e si applica anche alle operazioni N2.2 dei forfettari. Il versamento avviene per trimestre tramite il servizio Fatture e Corrispettivi dell’Agenzia delle Entrate o con F24. Regole e scadenze sono nella guida al bollo virtuale.
La rivalsa INPS del 4% è obbligatoria?
No, è facoltativa. Gli iscritti alla Gestione Separata INPS possono addebitare al cliente una maggiorazione del 4% a titolo di rivalsa: va indicata come voce separata in fattura e concorre a formare i ricavi ai fini della soglia di 85.000 euro.