Partita IVA
Aprire la partita IVA nel 2026: costi veri, passi e le quattro scelte che contano
La pratica è gratuita e per un professionista si chiude in giornata. Il difficile viene prima — regime, codice ATECO, inquadramento INPS — e dopo: i contributi, il bollo, e quel giugno del secondo anno in cui saldo e acconto arrivano insieme.
Aprire la partita IVA in 30 secondi
Aprire la partita IVA non costa nulla: la dichiarazione di inizio attività all’Agenzia delle Entrate — modello AA9/12 per le persone fisiche — è gratuita e va presentata entro 30 giorni dall’inizio dell’attività (art. 35 del DPR 633/1972). Un professionista chiude tutto in giornata; una ditta individuale passa dalla Comunicazione Unica (ComUnica) al Registro delle imprese, con qualche costo camerale e pochi giorni in più.
Il bivio che decide quasi tutto è uno: professionista o impresa. Il freelance senza organizzazione d’impresa (sviluppatore, consulente, grafico, psicologo) presenta l’AA9/12 e si iscrive all’INPS da solo, senza Camera di commercio. Chi vende beni, apre un e-commerce, fa l’artigiano o comunque organizza un’attività commerciale è impresa: ComUnica, Registro delle imprese, PEC obbligatoria, diritto camerale.
Le altre tre scelte da fare prima di compilare qualsiasi modulo: il regime fiscale (quasi sempre il forfettario, per chi parte), il codice ATECO (dal 2025 c’è la classificazione nuova), l’inquadramento previdenziale (Gestione separata, artigiani/commercianti o cassa professionale). Le vediamo una per una — ma prima sgombriamo il campo dal dubbio che viene prima di ogni scelta: la partita IVA ti serve davvero?
Quanto ci vuole. Con l’invio telematico dell’AA9/12 la partita IVA arriva subito: il numero viene attribuito alla presentazione. Per la ditta individuale la pratica ComUnica ha protocollo immediato ed evasione in pochi giorni lavorativi.
Quando la partita IVA è obbligatoria (e il falso mito dei 5.000 €)
La legge non fissa una soglia in euro: il criterio è l’abitualità. Per l’art. 5 del DPR 633/1972 conta «l’esercizio per professione abituale, ancorché non esclusiva» dell’attività — e la formula identica vale per l’impresa (art. 4). Tradotto: se l’attività è organizzata e ricorrente — clienti che tornano, un flusso di lavori, continuità nel tempo — la partita IVA serve anche sotto i 1.000 €; se è davvero occasionale, un incarico isolato senza seguito, si può operare con la prestazione occasionale e ritenuta d’acconto anche per importi alti.
E i famosi 5.000 €? Quella soglia esiste, ma dice un’altra cosa: superati 5.000 € di reddito annuo da lavoro autonomo occasionale scatta l’iscrizione alla Gestione separata INPS (art. 44, comma 2, del DL 269/2003) e si pagano i contributi sull’eccedenza. È una regola previdenziale, non IVA: non trasforma l’attività in abituale e non obbliga, da sola, ad aprire la partita IVA. Vale anche il contrario: un’attività abituale richiede la partita IVA pure se incassa 2.000 € l’anno.
Se apri in ritardo. L’omessa dichiarazione di inizio attività costa da 500 a 2.000 € (art. 5, comma 6, del D.Lgs. 471/1997). Il ravvedimento operoso riduce parecchio il conto se rimedi spontaneamente.
Le quattro scelte da fare prima di aprire
1. Professionista o impresa. È il bivio della procedura (e dei costi): il professionista presenta l’AA9/12 e non tocca la Camera di commercio; l’impresa — anche individuale — passa da ComUnica, si iscrive al Registro delle imprese, paga il diritto camerale e deve avere una PEC (art. 5, comma 1, del DL 179/2012). Dal 2025, nelle società, anche ogni amministratore deve avere una propria PEC comunicata al Registro — ma per la ditta individuale basta quella dell’impresa.
2. Il regime fiscale. Chi parte sceglie quasi sempre il forfettario: imposta sostitutiva del 15%, che scende al 5% per i primi cinque anni se non hai esercitato attività nei tre anni precedenti, l’attività nuova non è la mera prosecuzione di un lavoro svolto prima da dipendente o autonomo, e — se prosegui l’attività di qualcun altro — quel soggetto stava nei limiti di ricavi (art. 1, comma 65, della L. 190/2014). Requisito d’accesso: ricavi o compensi fino a 85.000 € l’anno precedente; oltre 100.000 € di incassi il regime cade in corso d’anno. C’è anche una soglia che riguarda chi ha (o aveva) un lavoro dipendente: ne parliamo nella FAQ dedicata, perché nel 2026 vale una deroga. L’alternativa è il regime ordinario, con IRPEF a scaglioni: per il 2026 23% fino a 28.000 €, 33% da 28.000 a 50.000 €, 43% oltre (art. 11 del TUIR, come modificato dalla legge di bilancio 2026) — più addizionali, IVA e contabilità vera. Conviene quasi solo a chi ha molti costi deducibili o sfora le soglie: il confronto completo è nella guida al regime forfettario.
3. Il codice ATECO. Descrive la tua attività e decide coefficiente di redditività, eventuale SCIA (la segnalazione certificata di inizio attività richiesta per le attività regolamentate) e inquadramento INPS. Dal 1° aprile 2025 le amministrazioni usano la classificazione ATECO 2025: si sceglie sul sito ISTAT (struttura e note esplicative) o direttamente nel software di compilazione. Un dettaglio che quasi nessuno dice: i coefficienti del forfettario sono ancora costruiti sui codici ATECO 2007 — finché non uscirà la nuova tabella, si applica il coefficiente del codice 2007 corrispondente all’attività svolta (art. 1 del D.Lgs. 81/2025). Sbagliare codice non è irreparabile: si corregge con una dichiarazione di variazione, gratuita anche lei.
4. La previdenza. Tre strade, decise dall’attività: il professionista senza albo va in Gestione separata INPS (solo percentuale sul reddito, niente importi fissi); l’artigiano o commerciante va nella sua gestione INPS, con contributi fissi anche a fatturato zero; il professionista con albo (avvocato, ingegnere, medico…) va nella cassa di categoria, ognuna con le sue regole — trovi tutto nella guida alle casse previdenziali.
I coefficienti di redditività: la tabella completa
Nel forfettario le tasse non si calcolano sui ricavi ma su una percentuale forfettaria: il coefficiente di redditività del tuo gruppo ATECO (allegato n. 4 alla L. 190/2014). Il resto è considerato costo a forfait — per questo i costi reali non si deducono, con l’unica eccezione dei contributi previdenziali obbligatori, che si sottraggono dall’imponibile.
| Gruppo di settore | Coefficiente | Codici ATECO 2007 |
|---|---|---|
| Industrie alimentari e delle bevande | 40% | 10–11 |
| Commercio all’ingrosso e al dettaglio | 40% | 45, 46.2–46.9, 47.1–47.7, 47.9 |
| Commercio ambulante di prodotti alimentari e bevande | 40% | 47.81 |
| Commercio ambulante di altri prodotti | 54% | 47.82, 47.89 |
| Costruzioni e attività immobiliari | 86% | 41, 42, 43, 68 |
| Intermediari del commercio | 62% | 46.1 |
| Attività dei servizi di alloggio e di ristorazione | 40% | 55, 56 |
| Attività professionali, scientifiche, tecniche, sanitarie, di istruzione, servizi finanziari e assicurativi | 78% | 64–66, 69–75, 85, 86–88 |
| Altre attività economiche | 67% | tutti gli altri codici (01–03, 05–09, 12–33, 35–39, 49–53, 58–63, 77–82, 84, 90–99) |
L’esempio che vale per la maggior parte dei freelance (gruppo professionale, coefficiente 78%): con 30.000 € incassati, l’imponibile lordo è 30.000 × 78% = 23.400 €; con l’aliquota start-up del 5% l’imposta è 1.170 € — prima di dedurre i contributi versati, che dal secondo anno la abbasseranno ancora. Uno sviluppatore, un consulente o un designer pagano quindi le imposte su poco più di tre quarti dell’incassato; un commerciante (40%) su meno della metà.
I passi, uno per uno
Se sei un professionista senza albo (freelance, consulente, sviluppatore, creator):
- 1Compila e invia il modello AA9/12
Online con i servizi telematici dell’Agenzia (o tramite intermediario), in ufficio, o via PEC. Indichi ATECO, regime e il luogo dell’attività. La partita IVA arriva subito, la pratica è gratuita.
- 2Iscriviti alla Gestione separata INPS
Dal sito INPS, in autonomia, pochi minuti. Niente importi fissi: pagherai i contributi in percentuale sul reddito, con l’F24 delle imposte.
- 3Prepara la fatturazione elettronica
L’obbligo vale anche per i forfettari dal 1° gennaio 2024: serve un software collegato allo SdI, il Sistema di Interscambio dell’Agenzia delle Entrate. È il passo 3 perché senza non puoi emettere la prima fattura — non perché sia il meno importante.
Se apri una ditta individuale (commercio, e-commerce, artigianato):
- 1Procurati PEC e firma digitale
Servono per la pratica. La PEC resta poi obbligatoria per legge come domicilio digitale dell’impresa.
- 2Invia la Comunicazione Unica
Una sola pratica telematica al Registro delle imprese che assolve tutto insieme: partita IVA, iscrizione al Registro (ed eventuale albo artigiani), posizioni INPS e INAIL, e può veicolare la SCIA al Comune per le attività regolamentate (bar, acconciatori, somministrazione…). Costi della pratica: circa 35 € tra bollo e diritti di segreteria — la cifra esatta la fissa la tua Camera.
- 3Metti in conto il diritto camerale
Per il 2026 l’impresa individuale iscritta alla sezione speciale paga 44 € l’anno per la sede, che con la maggiorazione del 20% applicata da quasi tutte le Camere diventa circa 53 € (120 € in sezione ordinaria). Il primo anno si versa entro 30 giorni dalla domanda di iscrizione (con F24, o con addebito contestuale all’invio della pratica); dagli anni successivi, con F24 entro il termine del primo acconto delle imposte.
I costi veri del 2026: aprire è gratis, esistere no
Il costo dell’apertura è quasi zero. Quello che pesa è il mantenimento, e cambia moltissimo con l’inquadramento previdenziale:
| Profilo | Contributi INPS 2026 | A zero incassi? |
|---|---|---|
| Professionista in Gestione separata | 26,07% del reddito imponibile (24% se pensionato o già assicurato altrove), fino al massimale di 122.295 €. Zero reddito, zero contributi | No |
| Artigiano | 4.521,36 € fissi sul minimale di 18.808 €, in 4 rate; oltre il minimale, il 24% sull’eccedenza fino a 56.224 €, il 25% oltre. I fissi si pagano comunque | Sì |
| Commerciante | 4.611,64 € fissi, poi il 24,48% sull’eccedenza (25,48% oltre 56.224 €). Stessa logica dell’artigiano | Sì |
| Professionista con cassa | Dipende dalla cassa: contributi minimi e regole proprie | Spesso sì |
Due sconti da conoscere, entrambi a domanda:
- il forfettario iscritto ad artigiani/commercianti può chiedere la riduzione del 35% dei contributi — sui fissi e sull’eccedenza (art. 1, comma 77, della L. 190/2014). Chi apre nel 2026 la chiede subito dopo l’iscrizione; in cambio l’INPS ti accredita meno mesi di contributi ai fini della pensione, in proporzione allo sconto;
- la riduzione del 50% introdotta per i nuovi iscritti del 2025 (art. 1, comma 186, della L. 207/2024) non è stata prorogata: chi ha aperto nel 2025 la conserva per i suoi 36 mesi, ma chi si iscrive nel 2026 non può chiederla. Se la trovi ancora promessa da qualche parte, quella pagina è ferma al 2025.
Al conto vanno aggiunti il bollo da 2 € su ogni fattura senza IVA sopra i 77,47 € — i forfettari lo pagano per trimestre, come spiega la guida al bollo virtuale — e, se ti fai seguire, il commercialista: sul mercato l’apertura costa da zero (con le piattaforme che poi vendono la gestione) ai 100–500 € di uno studio tradizionale, e la gestione annua di un forfettario in genere qualche centinaio di euro. Con un software di fatturazione e un regime semplice, molti forfettari fanno da soli.
Il conto vero: cosa resta, e il giugno del secondo anno
Facciamo il conto completo che le guide non fanno. Sviluppatrice, primo anno, forfettario al 5%, 30.000 € incassati, Gestione separata:
- imponibile lordo: 30.000 × 78% = 23.400 €;
- contributi INPS: 23.400 × 26,07% = 6.100 € (in cifra tonda);
- imposta sostitutiva del primo anno: 5% su 23.400 = 1.170 € (i contributi si deducono dall’imponibile quando sono versati: dal secondo anno abbasseranno anche l’imposta);
- restano circa 22.700 € — il 76% dell’incassato, prima delle spese di lavoro.
La sorpresa arriva a giugno del secondo anno, quando la dichiarazione presenta il conto tutto insieme: il saldo dell’anno uno più l’acconto dell’anno due, pari al 100% dell’imposta dell’anno precedente. Nel primo anno l’acconto non c’era — col metodo storico non esiste un’imposta precedente su cui calcolarlo — quindi tra giugno e novembre del secondo anno versi il doppio dell’imposta dell’anno uno: per l’esempio sopra, 1.170 € di saldo più 585 € di prima rata d’acconto a fine giugno, e altri 585 € a fine novembre.
Un dettaglio che perfino molti addetti ai lavori sbagliano: per i forfettari le due rate dell’acconto sono del 50% ciascuna, non 40/60 — lo ha chiarito l’Agenzia con la risoluzione n. 93/E del 2019, estendendo ai forfettari la regola dei soggetti ISA (art. 58 del DL 124/2019). E se l’acconto non supera 206 € si versa in unica soluzione a fine novembre: la soglia dei 103 € sulla prima rata (art. 17, comma 3, del DPR 435/2001) con rate al 50% vale appunto 206 € di acconto. Lo stesso giro vale per i contributi della Gestione separata: saldo più acconti, alle stesse scadenze.
La regola pratica. Dal primo incasso metti da parte il 30% circa se sei al 5%, il 40% se sei al 15%: coprirà imposte e contributi, compreso il giugno doppio del secondo anno. Il resto è tuo davvero.
Il primo giorno di partita IVA, in TurboFattura
Aperta la partita IVA, resta il passo 3: la fatturazione elettronica. In TurboFattura il primo giorno va così:
- 1Registrati e configura in un minuto
La configurazione guidata chiede attività, regime e partita IVA: digiti la P.IVA e, se la tua attività è già nei registri pubblici, recuperiamo noi ragione sociale e sede; se hai appena aperto — capita ai forfettari — le compili a mano in un attimo. Tutto si salva da solo nel tuo browser: se ti interrompi, al rientro riprendi dal passo dov’eri.
- 2Scegli il forfettario e pensa solo ai numeri
Col regime impostato, le fatture nascono già giuste: niente IVA e natura corretta per il forfettario, numerazione progressiva automatica, invio allo SdI dal canale accreditato — e, dato ai fornitori il tuo codice destinatario TurboFattura, le loro fatture ti arrivano da sole.
- 3Emetti la prima fattura
La guida alla prima fattura ti porta per mano; il bollo da 2 € sulle fatture sopra 77,47 € viene segnalato in automatico; il riepilogo per trimestre con l’F24 pronto è incluso nella prova e nei piani dal Professional in su. La prova dura 14 giorni, con un massimo di 5 fatture, senza carta di credito; poi i piani partono da 4 € al mese.
Apri il tuo account TurboFattura — la partita IVA è il tuo primo giorno di lavoro in proprio: il gestionale non dovrebbe essere la parte difficile.
Domande frequenti
Quanto costa aprire la partita IVA nel 2026?
La pratica in sé è gratuita per tutti: il modello AA9/12 all’Agenzia delle Entrate non ha costi. Una ditta individuale aggiunge circa 35 € di bollo e diritti per la pratica ComUnica e il diritto camerale annuale (circa 53 € per la sezione speciale nel 2026, 120 € in ordinaria). Il vero costo è il mantenimento: contributi INPS, eventuale commercialista, bollo sulle fatture.
Posso aprire la partita IVA forfettaria se ho un lavoro dipendente?
Sì, il forfettario non esige esclusività. Il limite riguarda i redditi di lavoro dipendente e assimilati dell’anno precedente: la regola base dice 30.000 €, ma per chi applica il regime nel 2026 la soglia è elevata a 35.000 € riferita ai redditi percepiti nel 2025 (art. 1, comma 27, della legge di bilancio 2026, che proroga la deroga già prevista per il 2025). La verifica non serve se il rapporto di lavoro è cessato. Attenzione: è una misura temporanea — senza nuove proroghe, dal 2027 si torna a 30.000 €.
Quanto tempo ci vuole per avere la partita IVA?
Per un professionista, zero attese: con l’invio telematico dell’AA9/12 il numero è attribuito subito. Per la ditta individuale la Comunicazione Unica ha protocollo immediato e si completa in pochi giorni lavorativi, SCIA inclusa se l’attività la richiede.
Sotto i 5.000 € posso lavorare senza partita IVA?
Dipende da come lavori, non da quanto incassi. La soglia dei 5.000 € riguarda solo i contributi INPS sul lavoro autonomo occasionale: superata quella, scatta l’iscrizione alla Gestione separata — ma l’attività resta occasionale. La partita IVA serve quando l’attività è abituale (clienti ricorrenti, continuità), anche sotto i 5.000 €; e un incarico davvero occasionale non la richiede nemmeno a 10.000 €.
Il forfettario deve fare la fattura elettronica?
Sì. Dal 1° gennaio 2024 l’obbligo di fatturazione elettronica via SdI vale per tutti i forfettari, senza soglie (l’esonero è stato eliminato dall’art. 18 del DL 36/2022). Serve un software collegato al Sistema di Interscambio; sulle fatture sopra 77,47 € va anche il bollo da 2 €, assolto in modo virtuale per trimestre.
Ho scelto il codice ATECO sbagliato: si può cambiare?
Sì, con una dichiarazione di variazione (stesso modello AA9/12 per le persone fisiche, o pratica ComUnica per le imprese) entro 30 giorni dalla variazione: è gratuita come l’apertura. Dal 2025 i codici sono quelli della classificazione ATECO 2025; per i coefficienti del forfettario, finché non esce la nuova tabella, continua a contare il codice ATECO 2007 corrispondente all’attività (art. 1 del D.Lgs. 81/2025).
Cosa rischio se apro la partita IVA in ritardo?
L’omessa presentazione della dichiarazione di inizio attività (o una dichiarazione così incompleta da non identificare contribuente o luoghi) è punita con una sanzione da 500 a 2.000 € (art. 5, comma 6, del D.Lgs. 471/1997). A questa possono sommarsi le conseguenze sulle operazioni fatte senza partita IVA. Il ravvedimento operoso riduce la sanzione se regolarizzi spontaneamente.
Cosa succede se supero gli 85.000 € nel forfettario?
Dipende da quanto. Se superi 85.000 € ma resti entro 100.000 € di incassi, esci dal regime dall’anno successivo. Se superi 100.000 € in corso d’anno, il forfettario cade immediatamente: da quell’incasso in poi si applica l’IVA e il reddito dell’intero anno va tassato in modo ordinario. Superare le soglie non è un dramma — è il segnale che l’attività cresce — ma va visto arrivare, tenendo d’occhio l’incassato.
- Normattiva — DPR 633/1972, art. 5 (esercizio di arti e professioni): il criterio dell’abitualità, testo vigente
- Normattiva — DPR 633/1972, art. 35: la dichiarazione di inizio attività entro 30 giorni (modello AA9)
- Agenzia delle Entrate — scheda del modello AA9/12: apertura, variazione e chiusura per le persone fisiche, canali di presentazione
- Normattiva — L. 190/2014, art. 1, commi 54-89: il regime forfettario (soglie, coefficienti, 5% start-up), testo vigente
- Normattiva — L. 207/2024, art. 1, comma 12 (come prorogato): soglia a 35.000 € dei redditi di lavoro dipendente per gli anni 2025 e 2026
- Normattiva — L. 199/2025 (legge di bilancio 2026), art. 1, comma 27: la proroga al 2026 della soglia di 35.000 €
- Agenzia delle Entrate — Allegato n. 4 alla L. 190/2014 (dalla GU del 31/12/2018): la tabella dei coefficienti di redditività
- Normattiva — D.Lgs. 81/2025, art. 1: con ATECO 2025 il coefficiente resta quello del codice ATECO 2007 corrispondente, fino alla nuova tabella
- Normattiva — DPR 917/1986 (TUIR), art. 11: gli scaglioni IRPEF 2026 (23%, 33%, 43%), testo vigente
- INPS — Circolare n. 8 del 3 febbraio 2026: Gestione separata, aliquote 2026 (26,07% per i professionisti), massimale e minimale
- INPS — Circolare n. 14 del 9 febbraio 2026: artigiani e commercianti, minimale 18.808 €, contributi fissi e rate 2026
- Normattiva — DL 269/2003, art. 44, comma 2: la soglia dei 5.000 € vale per i contributi sul lavoro autonomo occasionale, non per l’IVA
- Normattiva — D.Lgs. 471/1997, art. 5, comma 6: la sanzione da 500 a 2.000 € per l’omessa dichiarazione di inizio attività
- Agenzia delle Entrate — Risoluzione n. 93/E del 12 novembre 2019: acconti in due rate del 50% anche per i forfettari
- ISTAT — La classificazione ATECO 2025: struttura, note esplicative e strumenti per individuare il codice