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Codice destinatario e PEC: dove si trovano e quale usare

Sette zeri, XXXXXXX, la prevalenza dell'indirizzo registrato: le regole del recapito SdI spiegate una volta per tutte, con la tabella pronta per ogni tipo di cliente.

Redazione TurboFattura·Aggiornata al 17 agosto 2026·9 min di lettura

Il codice destinatario in 30 secondi

Il codice destinatario è una sequenza di 7 caratteri alfanumerici che dice al Sistema di Interscambio su quale canale telematico recapitare la fattura elettronica. Tutto qui: non è un identificativo dell'azienda, non sostituisce la partita IVA, non «certifica» nulla. È l'equivalente digitale della casella postale a cui il postino consegna la busta.

L'equivoco più diffuso — anche in molte guide online — è pensare che il codice identifichi il destinatario. Identifica invece il canale: quasi sempre quello del software di fatturazione che il destinatario usa. Per questo migliaia di aziende diverse condividono lo stesso codice: ricevono tutte attraverso lo stesso provider.

A rigore, i codici li attribuisce lo SdI ai titolari di un canale accreditato in ricezione che ne fanno richiesta nel Sistema di Accreditamento — dalla versione 1.9.1 delle specifiche tecniche, in uso dal 15 maggio 2026, fino a un massimo di 300 codici per canale (prima erano 100). Nella pratica, però, il tuo codice te lo consegna già pronto il fornitore del software: non c'è nessuna domanda da presentare.

Sui nomi, nessuna ansia: «codice destinatario», «codice SDI» e «codice univoco» sono la stessa cosa quando si parla di aziende e privati. L'unico falso amico è il «codice univoco ufficio» della Pubblica Amministrazione: quello è un'altra bestia, ha 6 caratteri, è pubblico e si cerca sull'Indice delle Pubbliche Amministrazioni — ne parliamo nella guida alla fatturazione verso la PA.

7 o 6 caratteri? Sette per aziende e privati (formato di trasmissione FPR12), sei per la PA (FPA12). Se la lunghezza non è coerente col formato, lo SdI scarta il file con l'errore 00427.

Codice destinatario o PEC: quale usare (e quale prevale)

Quando emetti una fattura, per il recapito hai due campi: CodiceDestinatario e PECDestinatario. La differenza tra codice destinatario e PEC non sta nel valore fiscale della fattura — identico nei due casi — ma solo nel canale su cui lo SdI la recapita. Il recapito è disciplinato dalle regole tecniche dell'Agenzia delle Entrate (provvedimento 24 novembre 2022 n. 433608, che ha sostituito integralmente lo storico provvedimento del 2018) al punto 3.4: in pratica, i modi di compilare i due campi si riducono a tre.

Cosa ti ha dato il clienteCosa scrivi in fatturaDove arriva
Un codice a 7 caratteriIl suo codice; la PEC non serveAl canale corrispondente al codice
Solo la PEC0000000 + la sua PECNella casella PEC indicata
Niente0000000Nella sua area riservata del sito dell'Agenzia delle Entrate — e devi avvisarlo tu

Sopra tutte e tre le righe, però, c'è una regola che ribalta il tavolo: la prevalenza dell'indirizzo telematico registrato. Se il tuo cliente (o un suo intermediario delegato) ha registrato il proprio recapito sul portale Fatture e Corrispettivi, lo SdI consegna sempre lì, «indipendentemente» — parola del provvedimento — da quello che tu scrivi nei due campi. È il motivo per cui un codice sbagliato spesso non produce alcun danno: la registrazione del cliente ti salva a sua insaputa.

La PEC in fattura conta solo con 0000000. Per le specifiche tecniche, lo SdI recapita alla PEC indicata soltanto se il codice destinatario vale 0000000 (e il cliente non ha un canale registrato). Con un codice vero, il campo PEC è lettera morta: per questo TurboFattura include la PEC del cliente nell'XML solo quando il codice è 0000000.

Quando si usa 0000000 (e quando XXXXXXX)

Il codice convenzionale «0000000» — sette zeri — non è un errore né un segnaposto pigro: è previsto espressamente dalle regole tecniche, in tre casi.

  • Il cliente ti ha dato solo la PEC. Scrivi 0000000 e compili il campo PEC: la fattura arriva in quella casella.
  • Il cliente è un consumatore finale, identificato dal solo codice fiscale. Scrivi 0000000 secco: lo SdI mette la fattura a disposizione nella sua area riservata sul sito dell'Agenzia, e tu gli consegni una copia (informatica o cartacea) avvisandolo che l'originale è lì — salvo che sia il cliente stesso a rinunciare alla copia, com'è sua facoltà.
  • Il cliente ha partita IVA ma non ti ha comunicato nulla — né codice né PEC. Ancora 0000000: la fattura finisce nella sua area riservata e sei tenuto ad avvisarlo tempestivamente per vie diverse dallo SdI.

E i forfettari? Per anni le regole tecniche li trattavano come caso a sé, insieme a minimi e agricoltori esonerati; quella previsione è stata soppressa nel 2024, con l'obbligo generalizzato di fattura elettronica, e oggi vale la regola di tutte le partite IVA: se il tuo cliente forfettario non ti comunica un recapito, 0000000 secco, fattura in area riservata e avviso da parte tua. (Attenzione a non confondere i due lati: i forfettari emettono fattura elettronica per obbligo generalizzato dal 2024 — chi superava i 25.000 euro di ricavi, già dal luglio 2022 — ma per ricevere possono benissimo non avere alcun canale.)

Poi c'è «XXXXXXX», sette X: si usa solo per i clienti esteri, non stabiliti in Italia. Non è un canale di recapito ma un segnaposto: serve a trasmettere allo SdI i dati dell'operazione transfrontaliera (l'adempimento che ha sostituito l'esterometro). Al cliente estero la fattura la fai avere tu, nel formato concordato. Su cosa scriverci sopra — IVA, natura, dicitura — c'è la guida su come si fattura a un cliente estero. Lo SdI controlla che il paese del cliente sia diverso da IT: sette X su un cliente italiano vengono scartate con l'errore 00313.

In pratica: se nel form cliente lasci vuoto il campo, TurboFattura imposta 0000000 da solo e ti segnala se manca la PEC del cliente; per i clienti esteri il destinatario XXXXXXX viene impostato automaticamente.

Dove trovi il TUO codice destinatario

Il tuo codice non si «richiede» in nessun ufficio: te lo dà il canale attraverso cui ricevi, cioè il tuo software di fatturazione. Se non lo conosci, è nelle impostazioni del gestionale o nella documentazione del provider.

Con TurboFattura il codice è X7XLMCR: lo trovi in Impostazioni, con il pulsante Copia Codice e la funzione Invia ai tuoi fornitori, che spedisce ai fornitori un'email con i tuoi dati fiscali completi e un QR code da inquadrare. Lo stesso codice campeggia nella pagina Fatture, dove le passive dei tuoi fornitori compaiono da sole appena lo SdI le consegna; il pulsante Sincronizza serve ad aggiornare gli stati delle fatture che hai inviato. Chi ha già un canale accreditato proprio può invece indicare il suo codice personale in fase di prima configurazione.

Il tuo codice serve per ricevere, non per emettere. Nelle fatture che emetti, il campo CodiceDestinatario porta il codice del tuo cliente, mai il tuo. Comunicare il proprio codice ai clienti non serve a niente; comunicarlo ai fornitori serve a tutto.

Come trovi il codice del cliente

Non esiste un elenco pubblico dei codici destinatario delle aziende private: il canale maestro resta chiederlo al cliente, che lo trova nel proprio software o dal commercialista. Detto questo, qualche scorciatoia c'è.

  • Cliente Pubblica Amministrazione: qui il codice — il «codice univoco ufficio» a 6 caratteri — è pubblico: si cerca sull'Indice delle Pubbliche Amministrazioni (indicepa.gov.it). In TurboFattura la ricerca IndicePA integrata compila da sola denominazione, codice fiscale, codice ufficio e PEC dell'ente. I dettagli su CIG, CUP e split payment sono nella guida alla fatturazione PA.
  • Cliente azienda: creando il cliente in TurboFattura con la ricerca per nome, i dati arrivano dal Registro delle imprese e — quando risulta nei dati camerali — viene compilato anche il codice SDI.
  • QR code: il tuo cliente può generare dal portale dell'Agenzia delle Entrate un QR code personale che contiene i suoi dati anagrafici IVA e il suo indirizzo telematico: inquadrarlo evita ogni errore di trascrizione.

Se non ottieni nulla con nessuna di queste vie, nessun dramma: 0000000 (più la PEC, se almeno quella ce l'hai) e la fattura parte lo stesso.

La mossa che ti protegge: registra il tuo indirizzo telematico

C'è un servizio gratuito dell'Agenzia delle Entrate che elimina alla radice il problema del «codice giusto»: la registrazione dell'indirizzo telematico. Una volta registrato, lo SdI consegna tutte le fatture della tua partita IVA a quell'indirizzo, qualunque cosa scrivano i tuoi fornitori — anche un codice sbagliato o una vecchia PEC. Considerando che l'Agenzia non risponde degli errori di compilazione altrui (punto 3.5 del provvedimento 433608/2022), lasciare il proprio recapito alla precisione dei fornitori è un rischio evitabile.

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    Accedi a Fatture e Corrispettivi

    Serve un'identità digitale: SPID, CIE, CNS o le credenziali Entratel/Fisconline. Può operare anche il tuo commercialista come intermediario delegato.

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    Apri la registrazione dell'indirizzo telematico

    Nella sezione dedicata alla fatturazione elettronica trovi il servizio di registrazione dell'indirizzo telematico dove ricevere tutte le fatture.

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    Indica un codice destinatario oppure una PEC

    Da quel momento ogni fattura intestata alla tua P.IVA arriva lì, e nessun errore dei fornitori può più deviarla. Se ricevi con TurboFattura, l'indirizzo da registrare è il codice X7XLMCR: così ogni fattura passiva ti arriva direttamente nel gestionale, senza dover avvisare i fornitori uno a uno.

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    Genera il QR code (facoltativo)

    Sempre dal portale puoi creare il QR code con i tuoi dati e il tuo indirizzo registrato, da mostrare ai fornitori al posto di dettare codici.

Codice sbagliato: cosa succede davvero

Dipende da come è sbagliato. Gli scenari sono tre, con esiti molto diversi.

ErroreEsitoChe cosa fare
Codice inesistenteScarto con codice 00311Correggi e ritrasmetti entro 5 giorni
Codice esistente ma non attivoScarto con codice 00312Fatti dare il codice aggiornato o passa a 0000000
XXXXXXX su un cliente italianoScarto con codice 00313Le sette X valgono solo per l'estero
Lunghezza incoerente col formato (6 con FPR12, 7 con FPA12)Scarto con codice 00427Verifica formato di trasmissione e codice
Codice valido ma di un altro soggettoNessuno scarto: la consegna riesce, ma altroveAvvisa il cliente e fagli avere una copia

La fattura scartata non è mai stata emessa: hai 5 giorni dalla ricevuta di scarto per correggere e ritrasmettere senza conseguenze. Trovi la procedura completa — e tutti gli altri codici — nella guida ai codici di errore SdI.

Il caso subdolo è l'ultimo: un codice valido ma altrui non fa scattare nulla. Per lo SdI la consegna è riuscita, la fattura è fiscalmente emessa, solo che al tuo cliente sul suo canale non è arrivato niente (il duplicato informatico resta disponibile nella sua area riservata sul sito dell'Agenzia, ma nessuno lo avvisa). Qui vale doppio la regola della sezione precedente: se il cliente ha registrato il proprio indirizzo telematico, l'errore è innocuo perché lo SdI consegna comunque a lui; altrimenti conviene avvisarlo subito e mandargli una copia.

Terzo scenario, senza colpe: il recapito fallisce per cause tecniche — casella PEC piena o non attiva, canale spento. Lo SdI mette la fattura a disposizione nell'area riservata del cliente e tu sei tenuto ad avvisarlo tempestivamente per vie diverse dallo SdI.

La tabella da tenere a portata: quale codice per ogni cliente

Tutto quello che abbiamo visto, in una tabella sola.

Tipo di clienteCodice destinatarioPEC in fatturaDove arriva la fattura
Azienda o P.IVA con codiceIl suo codice (7 caratteri)Non serveAl canale del suo provider
Azienda o P.IVA con sola PEC0000000Sì, la suaNella sua PEC
Forfettario, minimi, agricoltore esonerato0000000NoArea riservata AdE — avvisalo tu
Privato consumatore (solo CF)0000000NoArea riservata + copia da consegnare
Cliente esteroXXXXXXXNoFuori SdI: gliela invii tu
Pubblica AmministrazioneCodice ufficio IPA (6 caratteri)NoAll'ufficio censito su IPA

Con una postilla che ormai conosci: se il cliente ha registrato il suo indirizzo telematico, lo SdI usa quello e ignora il resto. E se questa è la tua prima emissione in assoluto, il percorso completo dall'anagrafica all'invio è nella guida alla prima fattura elettronica.

Domande frequenti

Codice destinatario, codice SDI e codice univoco sono la stessa cosa?

Sì: nel linguaggio comune indicano tutti il codice a 7 caratteri per il recapito delle fatture tra privati. L'unico diverso è il codice univoco ufficio della Pubblica Amministrazione: 6 caratteri, pubblico, censito sull'Indice delle Pubbliche Amministrazioni.

Più aziende possono avere lo stesso codice destinatario?

Sì, ed è la norma: il codice identifica il canale di ricezione (di solito il software di fatturazione), non la singola azienda. Migliaia di partite IVA che usano lo stesso provider condividono lo stesso codice: lo SdI consegna al canale del provider, ed è il provider a recapitare la fattura al cliente giusto in base alla partita IVA del cessionario indicata in fattura.

Che codice destinatario metto per un privato senza partita IVA?

0000000, sette zeri, senza PEC. La fattura viene messa a disposizione nell'area riservata del cliente sul sito dell'Agenzia delle Entrate, e tu devi consegnargli una copia informatica o cartacea (salvo sua rinuncia) avvisandolo che l'originale è lì.

Il cliente mi ha dato sia il codice sia la PEC: quale uso?

Il codice. La PEC in fattura viene considerata dallo SdI solo quando il codice destinatario vale 0000000: se indichi un codice vero, il campo PEC è ignorato. E se il cliente ha registrato il suo indirizzo telematico sul portale dell'Agenzia, prevale comunque quello su entrambi.

Sono forfettario: devo procurarmi un codice destinatario?

No, non è obbligatorio: chi non comunica nulla riceve le fatture nella propria area riservata del sito dell'Agenzia. Ma un codice (o la registrazione dell'indirizzo telematico) semplifica la vita: le fatture dei fornitori arrivano direttamente nel software, senza doverle cercare. Con TurboFattura il codice è già pronto: X7XLMCR.

Cosa succede se sbaglio il codice destinatario?

Se il codice non esiste, la fattura viene scartata (errore 00311): correggi e ritrasmetti entro 5 giorni. Se invece è valido ma di un altro soggetto, non c'è scarto: la fattura è emessa e consegnata, ma sul canale sbagliato — avvisa il cliente e fagli avere una copia. Se il cliente ha registrato il suo indirizzo telematico, l'errore è innocuo.

Il codice destinatario cambia se cambio software di fatturazione?

Di norma sì: il codice è legato al canale del provider, quindi cambiando gestionale cambia anche il codice da comunicare ai fornitori. Se hai registrato l'indirizzo telematico sul portale dell'Agenzia ti basta aggiornare la registrazione: i fornitori possono continuare a scrivere quello che vogliono, la fattura arriva comunque al canale nuovo.

Serve una PEC per ricevere le fatture elettroniche?

No. La PEC è solo uno dei canali possibili: chi non comunica né codice né PEC riceve comunque le fatture nella propria area riservata del sito dell'Agenzia delle Entrate (provvedimento 433608/2022, punto 3.4). Molte partite IVA ricevono direttamente nel software di fatturazione tramite il codice destinatario, senza mai usare la PEC.

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